Indennità di accompagnamento: non serve non saper camminare. Ecco chi ha davvero diritto
Molte persone rinunciano a richiedere l'indennità di accompagnamento perché credono di dover essere completamente immobilizzate. Non è così: la legge prevede un secondo requisito, spesso ignorato, che riguarda chi non riesce a gestire da solo le azioni della vita quotidiana. Scopri come funziona davvero e quando è possibile fare ricorso contro un diniego.

Indennità di accompagnamento: non serve non saper camminare. Ecco chi ha davvero diritto
Faticare a vestirsi da soli, dimenticare di prendere le medicine o avere bisogno di qualcuno accanto per tutta la giornata: sono situazioni concrete, che riguardano molte persone. Eppure, spesso chi vive queste difficoltà non chiede l'indennità di accompagnamento. Il motivo è un'idea sbagliata: pensare che il beneficio spetti soltanto a chi non riesce a camminare. Non è così. La legge considera anche chi non è autonomo nelle azioni quotidiane o ha bisogno di una supervisione continua.
Cos'è l'indennità di accompagnamento
L'indennità di accompagnamento è una prestazione economica mensile pagata dall'INPS. È prevista dalla Legge 11 febbraio 1980, n. 18. Spetta alle persone che, per le loro condizioni di salute, hanno bisogno di assistenza continua.
Il beneficio non dipende dal reddito: chi possiede i requisiti sanitari può richiederlo, indipendentemente da quanto guadagna e dal reddito della propria famiglia. La sua funzione è sostenere la persona e aiutare i familiari e i caregiver che se ne prendono cura, anche per evitare, quando possibile, il ricovero in istituto.
I due requisiti: basta uno solo
La legge prevede due condizioni alternative. Non devono essere presenti entrambe: è sufficiente che ricorra una sola di queste situazioni:
· impossibilità di camminare senza l'aiuto permanente di un'altra persona;
· incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita, come lavarsi, vestirsi, nutrirsi, prendere le medicine o muoversi in casa, senza un'assistenza continua.
Attenzione: non basta avere una semplice difficoltà o fare un'attività più lentamente. La legge richiede una vera e propria impossibilità, costante e non limitata a un solo tipo di attività. La valutazione deve riguardare l'autonomia reale della persona nella vita di ogni giorno.
Anche chi cammina può avere diritto all'accompagnamento
Il caso può sembrare sorprendente: una persona riesce a muoversi fisicamente, ma non può essere lasciata sola. Può rischiare di cadere, farsi male o non riconoscere una situazione di pericolo. In questi casi, la necessità di una supervisione continua può essere decisiva.
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 28212 del 23 ottobre 2025, ha chiarito che la supervisione continua può equivalere all'aiuto permanente richiesto dalla legge. In pratica, se qualcuno deve restare accanto alla persona in ogni momento per proteggerla da rischi concreti, il requisito può essere soddisfatto anche se la persona cammina.
E chi ha problemi cognitivi o psichici?
Il diritto può spettare anche a chi, dal punto di vista fisico, sarebbe in grado di compiere alcune azioni, ma non riesce a capire quando e come farle in modo appropriato. È il caso, per esempio, di persone con demenza, Alzheimer, gravi disturbi cognitivi o disturbi psichiatrici.
Il corpo può funzionare, ma la persona potrebbe non riuscire a decidere autonomamente quando mangiare, lavarsi o assumere i farmaci. La Cassazione lo ha ribadito più volte, tra le altre con Cass. n. 11432/2017 e Cass. n. 19606 del 13 giugno 2026. La capacità di compiere gli atti quotidiani va valutata non solo sul piano fisico, ma anche su quello cognitivo e volitivo. Conta, quindi, la capacità di capire cosa fare e di farlo in modo da tutelare la propria salute e dignità.
Cosa fare se l'INPS ti ha detto no
Un diniego dell'INPS non è definitivo. È possibile contestarlo davanti al Tribunale. Il giudice può nominare un consulente tecnico indipendente, chiamato a valutare le condizioni reali della persona e il suo livello di autonomia.
Molti ricorsi vengono accolti perché, in alcuni casi, le commissioni mediche INPS applicano criteri più restrittivi di quelli previsti dalla legge. Se ti sei riconosciuto/a nella situazione descritta puoi contattare DISABILITA'TUTELA nella sezione dedicata. Potremo così valutare il caso e i termini per agire.
Conserva tutta la documentazione medica: certificati specialistici, cartelle cliniche, relazioni dei medici curanti e ogni documento che descriva la vita quotidiana. Sono elementi fondamentali per dimostrare non soltanto la diagnosi, ma anche l'aiuto concreto di cui la persona ha bisogno.
In sintesi
· Può fare domanda chi ha i requisiti sanitari previsti dalla legge, anche se cammina.
· I due requisiti sono alternativi: basta l'impossibilità di camminare senza aiuto oppure l'incapacità di compiere gli atti quotidiani senza assistenza continua.
· Anche i problemi cognitivi, psichici e di orientamento possono rilevare.
· Il diniego dell'INPS può essere impugnato davanti al Tribunale.
· Non ci sono limiti di reddito per ottenere l'indennità, se sono presenti i requisiti sanitari.
avv. Pier Luigi Licari
DisabilitàTutela
